«Canzoni per rimettere a posto i pezzi»: la terapia pop-rock di Kanestri
Definirsi un "perfezionista del c@zzo" richiede una discreta dose di onestà intellettuale, la stessa che Kanestri riversa senza filtri nelle sue canzoni. Con il claim «Scrivo canzoni per rimettere a posto i pezzi» stampato nel DNA e un sound che nuota tra pop moderno, indie e graffi punk rock, l'artista si racconta a Il Riflettore in occasione della vigilia del suo primo album ufficiale, “Difetti di Fabbrica”, in uscita il prossimo 19 giugno per Matilde Dischi. Dai retroscena emotivi del singolo “Arcobaleni” fino al rifiuto categorico delle aspettative sociali, Kanestri ci apre le porte del suo laboratorio creativo: un luogo dove la chitarra acustica incontra l'urgenza di liberarsi dai pesi interni, per trasformare il caos in canzoni incredibilmente autentiche. Ecco cosa ci ha raccontato.
Ciao Kanestri, benvenuto. Il tuo claim è «Scrivo canzoni per rimettere a posto i pezzi». Prima di tutto, cos’è per te la musica: una valvola di sfogo o una vera e propria terapia?
Ciao ragazzi, è un piacere essere qui con voi oggi. Per la musica oggi è il linguaggio che mi rimane più facile usare per esternare le mie emozioni. Credo sia un perfetto equilibrio tra lo sfogo e la terapia; la creatività messa al servizio della musica mi libera da tanti pesi che altrimenti dovrei portarmi dietro e allo stesso modo mi fa pensare ed evolvere, scoprire ogni volta un lato di me che pensavo non sarebbe mai emerso.
Qual è stato lo spunto reale, tra riflessioni personali e "passeggiate tra le tue crepe", che ti ha portato alla realizzazione di “Arcobaleni"?
Penso molto e mi appunto tutto. Le canzoni mi nascono associando una frase scritta ad una musica che sto suonando, quindi anche per “Arcobaleni” sarà andata di ceto così. Ricordo solo la difficoltà emotiva nello scrivere certe verità e la liberazione una volta finita.
Qual è la particolarità sonora — tra pop moderno, indie e punk rock melodico — che cerchi di mantenere per distinguerti nella scena attuale?
Non lo so e non mi interessa. Cerco di farmi prendere bene dalle cose che faccio senza scopiazzare qua e là come va tanto di moda oggi. Il mio desiderio è quello di inserire la mia chitarra acustica in un contesto pop rock, sto lavorando ogni giorno per migliorare questo concetto e integrarlo nel mio suono.
In "In rotta con lo sport" e nei tuoi testi più recenti emerge un senso di autenticità. Quale messaggio vuoi trasmettere a chi si sente fuori posto rispetto alle aspettative della società?
Questa risposta andrebbe data sorseggiando un calice di buon vino. Nessuno di noi ha la verità in tasca ma nel tempo ho imparato una cosa fondamentale: dove non è bello stare, non è difficile andar via. Alla base di tutto c’è il coraggio e le aspirazioni, da non confondere con le aspettative. Quest’ultime ci fanno ammalare, al contrario del lavorare per provare a realizzare i nostri sogni. Quindi leggete, scoprite nuovi mondi e tirate fuori dal cassetto le passioni; possono letteralmente salvarvi la vita.
Quanto tempo hai impiegato a registrare e completare la lavorazione del nuovo album in uscita per Matilde Dischi? Sei un perfezionista o segui l'istinto del momento?
Sono decisamente un perfezionista del c@zzo, anche se in realtà mi ritengo solo un gran lavoratore perchè mi piace curare ogni aspetto della produzione. “Difetti di Fabbrica”, il mio primo album che uscirà il 19 giugno 2026, è stato registrato a step con Davide Maggioni, mio produttore e CEO di Matilde Dischi. Abbiamo fatto un gran lavoro di ascolto e pre-produzione, dedicandoci prima alla scelta dei brani e poi alla registrazione definitiva. E’ stato divertente, a tratti stancante, ma sempre incredibilmente autentico. Quando hai qualcosa da dire tutto diventa semplice.
Grazie mille per la tua disponibilità, vuoi aggiungere qualcosa per chiudere questa intervista?
Vi ringrazio tanto, è stato un piacere. Aggiungo: tu che leggi, se hai un pizzico di follia nel cuore, ascolta la mia musica. E’ anche per te.
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