Lavinia Pizzo: l’artigianalità della musica tra formazione classica, pop e l'intimità di "Carezza"
Un percorso accademico d'eccellenza in Conservatorio che sposa l'amore viscerale per il pop melodico, il cantautorato e la magia del teatro. Lavinia Pizzo è la perfetta sintesi dell'artista poliedrica contemporanea: una musicista, docente e polistrumentista che rivendica con orgoglio il valore dell'“artigianalità” dell'arte in un'epoca dominata dalla velocità dei social network.
In occasione dell'uscita del suo nuovo singolo "Carezza" — un brano intimo e
potente, descritto dalla stessa artista come "intenso ma delicato" — Lavinia ci accompagna dietro le
quinte della sua quotidianità creativa. Una chiacchierata profonda che tocca
l'importanza dell'educazione all'ascolto, la necessità di riscoprire il
contatto umano e il sogno, sempre più concreto, di unire musica e recitazione
in un futuro spettacolo di cabaret musicale. Ecco cosa ci ha raccontato sulle
pagine de Il Riflettore.
La tua formazione unisce un percorso
accademico importante, culminato con la Laurea specialistica in Conservatorio,
a un amore innato per il pop, il cantautorato e il teatro. Come convivono e
come si alimentano a vicenda l'anima classica e quella pop nella tua
quotidianità artistica?
Apprezzavo molto il genere del cabaret musicale già da bambina, anche sullo stile del “one man show”, cosa che vorrei inserire nel futuro delle mie attività artistiche. Tra l’altro, penso sia naturale che in un artista contemporaneo convivano anime che fondano il passato con il presente. Ogni genere musicale esprime messaggi ed emozioni, attraversando epoche anche molto distanti fra loro.
Oltre alla formazione classica ed al mondo cantautorale, quello del pop melodico è il genere nel quale mi trovo più a mio agio. Un genere che, in effetti, lascia molto spazio alla varietà di stili di espressione musicale. Tutta l’esperienza musicale si fonde nell’eredità del passato e nell’ispirazione data dal linguaggio del presente.
Apprezzavo molto il genere del cabaret musicale già da bambina, anche sullo stile del “one man show”, cosa che vorrei inserire nel futuro delle mie attività artistiche. Tra l’altro, penso sia naturale che in un artista contemporaneo convivano anime che fondano il passato con il presente. Ogni genere musicale esprime messaggi ed emozioni, attraversando epoche anche molto distanti fra loro.
Oltre alla formazione classica ed al mondo cantautorale, quello del pop melodico è il genere nel quale mi trovo più a mio agio. Un genere che, in effetti, lascia molto spazio alla varietà di stili di espressione musicale. Tutta l’esperienza musicale si fonde nell’eredità del passato e nell’ispirazione data dal linguaggio del presente.
Il videoclip di "Carezza" si apre in una giornata grigia per poi aprirsi alla luce, interrogandosi su cosa significhi amare ed essere amati. Attraverso il tema dell'empatia e del contatto fisico, qual è il messaggio più forte che speri arrivi a chi ascolta il brano, magari proprio in una giornata di pioggia?
A volte le parole sono superflue. Perché possono essere fraintese, perché vengono pronunciate per nascondere i sentimenti, oppure li portano all’estremo. Pensate ad un bambino: non è con lunghi discorsi che gli si insegna qualcosa, che gli si può essere d’esempio. Basta uno sguardo, un abbraccio, un movimento, per essere compresi e comunicare. Questo lo vivo sempre con i miei allievi più piccoli. La vera empatia è quella che non ha bisogno di parole, ma di comunicazione semplice. Una carezza la si può dare persino con gli occhi, a volte. Ecco cosa vuole trasmettere la mia canzone a chi la ascolta: dialogare profondamente con chi prova affetto autentico, anche senza parole. In questo modo si impara anche a dialogare autenticamente con sé stessi, ad accettarsi ed anche a volersi bene davvero.
"Carezza" è un brano intimo ma potente, guidato da micro-gesti. Se dovessi scegliere solo due aggettivi per descrivere la sua essenza e l'impatto che ha su di te quando lo interpreti, quali sarebbero?
Direi questo: intenso ma delicato.
Tu ti definisci un'artista eclettica e polistrumentista, che ama esplorare l'arte a 360 gradi. Guardando alla scena musicale attuale, pensi ci sia ancora lo spazio per valorizzare questa artigianalità e la formazione polistrumentale, o cambieresti qualcosa nel modo in cui oggi viene proposta la musica?
Un tempo era scontato che un buon artista sapesse suonare uno strumento, cantare, recitare, anche dipingere. Era un’educazione completa. Basta pensare a Leonardo Da Vinci: un genio, sì, ma frutto di una realtà che formava artisti a tutto tondo. Penso che sia una cosa fondamentale, per questo ho deciso di spaziare in vari ambiti artistici, che mi danno anche molta soddisfazione.
Il grande pericolo di oggi è conoscere poco e male di tutto. Questo non è formazione a tutto tondo, ma idea superficiale che genera maggiore ignoranza. Mi piace molto la parola “artigianalità” che avete proposto nella domanda. L’artista è, appunto, colui che “forma ad arte”, ma è anche un artigiano, allo stesso tempo. Perché realizza qualcosa di profondamente suo.
Ai miei allievi insegno le basi dell’armonia, li educo a conoscere la struttura dei pezzi che studiano, a volte proviamo a creare canzoni. La creazione attraverso gli elementi del linguaggio musicale fa diventare parte della musica. E mi ostino a proporre queste attività anche se gli allievi studieranno musica solo per qualche mese, anche se magari non diventerà il loro mestiere, anche se sono già adulti che iniziano da zero. Perché la musica è parte dell’essere umano e non può essere identificata solo con una forma di intrattenimento, ma con un linguaggio da conoscere, per saperlo interpretare e farlo proprio. Anche essere buoni ascoltatori non è scontato. Un pubblico consapevole non è per forza chi sa suonare, cantare, ma è un insieme di persone educate ad “ascoltare”, non solo “sentire”. Le orecchie che sentono sono quelle che percepiscono i suoni. Le orecchie che ascoltano sono quelle che comprendono il linguaggio musicale, il messaggio emotivo.
Sono una persona lenta per natura ed il contatto umano fisico è per me fondamentale. E, lo ammetto, sono anche poco tecnologica! Penso che una connessione reale e profonda sia quella che si crea attraverso il rapporto e la presenza fisica delle persone. I Social Network presentano a chi li segue una quantità infinita di possibilità. Catturano l’attenzione attraverso effetti eclatanti, spesso presuppongono durate brevissime, perciò l’attenzione è catturata solo superficialmente.
Non serve essere persone di indole lenta per capire che il tempo è ciò che permette di soffermarsi davvero su ciò che si osserva e si vive. Per comprendere serve quell’attimo in più che riesce a far interiorizzare il messaggio. Soffermarsi sulle cose è la chiave per farle proprie. Guardare distrattamente una serie di immagini rapide che si susseguono è inutile per la mente, che ha bisogno di osservare con calma per recepire.
Perciò, ogni messaggio artistico o di altra natura può essere sminuito dai Social Network se, a monte, non c’è la volontà della persona di soffermarsi su ciò che sta ascoltando ed osservando. Il tempo è la chiave di tutto. Come in musica, del resto: anche in un pezzo rapido il tempo scorre regolare ed inesorabile. Si sviluppa silenzioso e costante, senza fretta.
Ora che "Carezza" è disponibile in digitale e in radio, dove potremo seguirti? Hai in programma dei live, delle performance teatrali in cui unire musica e recitazione, o sei già al lavoro su nuovi brani inediti?
A proposito di Social da seguire con il tempo necessario, potete farlo sul mio profilo Facebook (Lavinia Pizzo), su Instagram o sul Canale Youtube, che ha ugualmente il mio nome e cognome. E “Carezza” si può anche ascoltare su Spotify.
Cercherò tutte le occasioni possibili per cantare e suonare dal vivo includendo “Carezza” nei pezzi eseguiti. Un sogno nel cassetto al quale lavoro da un po’ ed a partire dal quale ho sperimentato alcune esibizioni, è quello di creare spettacoli di cabaret musicale nel quale inserire anche le mie canzoni, testi, ecc. Nel frattempo scrivo, elaboro e rifletto, in modo che questo singolo possa avere un seguito che prosegua il discorso musicale nel tempo, attraverso nuovi brani inediti.
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Interviste
