Il Socio Unico racconta il singolo “Muoviti”: "Ribellarsi significa mettersi in discussione"
Abbiamo incontrato i Socio Unico per parlare del loro ultimo lavoro, un progetto che sfida le etichette per cercare una verità più profonda tra le pieghe del suono. Una conversazione densa che spazia dalla filosofia di Schopenhauer alla misantropia inconsapevole, analizzando come il pensiero critico possa trasformarsi in energia elettrica. Non si tratta solo di canzoni, ma di un viaggio introspettivo che invita l'ascoltatore a rompere il guscio dell'indifferenza per riscoprire un'autenticità spesso soffocata dal rumore mediatico, definendo la musica come un atto di ribellione pacifica ma assolutamente intransigente.
Ciao e benvenuti! Voi citate spesso che la musica è "mediazione tra il divino e l’uomo". In questo senso, cos’è per voi la musica oggi: una forma di cura o un atto di ribellione?
Ciao, grazie per averci invitato. Entrambe le cose, in pieno stile punk, nel vero senso del termine. Ribellarsi pacificamente significa mettere in discussione qualsiasi cosa. Quando crediamo che qualcosa non sia perfetta, allora inizia un’evoluzione. Bisogna avere la dimestichezza e la capacità di saper cambiare senza pregiudizi. La musica è un esempio lampante di cambiamento: cambia continuamente, non puoi fermarla e non è mai sbagliata.
Il vostro nuovo singolo nasce da una suggestione filosofica legata a Schopenhauer. Com'è stato trasformare "L'arte di conoscere se stessi" in un brano Rock’n’Roll così pulsante?
Quando parlavamo di ribellione, intendevamo proprio questo. Un concetto che è socialmente diffuso ma sbagliato merita una risposta senza tolleranza. Noi urliamo senza urlare: il volume lo sceglie chi ascolta.
Con questo brano lanciate un invito diretto a scuotersi dall'apatia. Qual è il "movimento" più urgente che vorreste vedere nel vostro pubblico?
Un movimento realmente empatico e non mascherato dalla voglia di consenso sociale. Saremmo curiosi di sapere se, qualora esistesse un movimento anonimo e generalizzato, tenderebbe verso confronti positivi o negativi. Sarebbe un bell’esperimento.
A chi è rivolto idealmente questo grido? C’è una categoria di persone o una situazione specifica che avevate in mente mentre scrivevate il testo?
È rivolto a chiunque la pensi, anche inconsapevolmente, come l’autore del libro da cui è ispirata la nostra canzone (Muoviti). Molti di noi nemmeno sanno di essere misantropi, semplicemente perché non conoscono il significato del termine. Forse è meglio così.
Grazie per la disponibilità. C'è un pensiero o un "monito" che volete lasciare ai lettori prima di rimettervi in marcia?
Ascoltiamo meglio noi stessi e cominceremo a sentire anche gli altri. Questo significa essere un “Socio Unico”.
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