Varanasi, il tempo che cambia forma: dentro le atmosfere di Impermanenza



I Varanasi tornano con Impermanenza, un album che esplora il cambiamento come condizione inevitabile dell'esistenza, trasformandolo in un viaggio sonoro sospeso tra tensione e contemplazione. Il nuovo lavoro della band attraversa paesaggi dream pop, shoegaze e post-punk con uno sguardo personale, dove ogni brano contribuisce a costruire un racconto fatto di luci, ombre e continue trasformazioni.

Tra arrangiamenti in costante evoluzione, melodie eteree e momenti di forte impatto emotivo, Impermanenza conferma la volontà dei Varanasi di non adagiarsi su formule già sperimentate, ma di cercare nuove direzioni senza perdere la propria identità. In questa intervista ci raccontano la nascita del concept, il lavoro in studio, le influenze che hanno accompagnato la scrittura del disco e il percorso artistico che li ha portati fino a questo secondo album.

Il titolo Impermanenza racchiude il cuore del disco: quando avete capito che sarebbe stato il filo conduttore dell'intero progetto?
In parte per la sua componente evocativa che si legava con altri brani e in parte perché è anche il titolo della prima traccia, che dà una impronta decisa all'album.

Le canzoni sembrano muoversi tra sogno e realtà. Quanto è importante questa dimensione nella vostra musica?
Molto, in fondo i suoni caratteristici dello shoegaze e del dream pop si prestano a questo immaginario, che è anche molto stimolante per la fantasia, il racconto e l'introspezione.

Come avete lavorato sugli arrangiamenti per creare atmosfere così diverse tra loro?
A seconda del tipo di brano cerchiamo di dare atmosfere più adatte, spaziando tra quelli più intensi, serrati e cupi, a quelli più eterei e malinconici, dosando la parte elettronica.

Per sempre è uno dei brani più luminosi del disco: che ruolo occupa all'interno della tracklist?
Il brano arriva dopo un inizio intenso e scuro dell'album, è il primo momento di distensione. Lo abbiamo scelto come primo singolo perché ci sembra il più bello e il più immediato.

Quanto vi sentite vicini alle sonorità post-punk e shoegaze contemporanee?
Molto. Chiaramente cerchiamo di avere sempre una voce il più personale possibile e di non fossilizzarci sui generi, ma sul produrre dei dischi che valga la pena di registrare e di ascoltare.

C'è una canzone che ha richiesto più tempo o più ripensamenti rispetto alle altre?
Ragazzo in fiamme è quella che abbiamo chiuso per ultima, avendo cambiato radicalmente l'arrangiamento in corso d'opera, trasformandola in un brano interamente fatto di sintetizzatori e tastiere.

Quali artisti o opere hanno influenzato maggiormente questo lavoro? Principalmente gli ultimi lavori degli Slowdive e dei Fontaines D.C. Che differenza c'è tra i Varanasi di oggi e quelli degli esordi?
Siamo al secondo album, per cui possiamo vedere il nostro operato più in prospettiva. Quando abbiamo deciso di iniziare questo nuovo progetto non sapevamo come sarebbero stati i nuovi album, e ci sembra di essere riusciti a mantenere una certa qualità, cercando di non ripeterci e di provare a comporre degli album che siano stimolanti.