L'estetica dell'immobilità: la beata sofferenza pop-elettronica di Samuele CYMA

 

Cosa succede quando la decostruzione della forma-canzone incontra il subconscio di un musicista? Con un solido background maturato al Conservatorio Saint Louis, Samuele CYMA rifiuta l'etichetta di "artigiano del suono", ma i suoi lavori dicono il contrario: una cura millimetrica per i timbri, l'uso strutturale dei glitch e una continua sperimentazione. Con il nuovo singolo "Sabbie immobili", l'artista trasforma un fonema inventato in pre-produzione in un verso potente e viscerale ("dormi e soffrirò con te"), fotografando quel momento esatto in cui ci si riscopre paralizzati, eppure quasi cullati, all'interno di una sofferenza relazionale. Su Il Riflettore, Samuele ci apre le porte del suo universo intimo, diviso a metà tra necessità tecnica ed espressione emotiva.

Ciao Samuele, benvenuto. Con il tuo background al Conservatorio Saint Louis, la tua musica è più un mezzo di ricerca tecnica o una necessità di espressione emotiva?
È una necessità di espressione sia emotiva che tecnica e timbrica. Nel senso che è anche un gioco di incastri per trovare una soluzione che racchiuda un po’ tutto me stesso, ciò che mi piace ascoltare e suonare.

Qual è stata la sensazione improvvisa che ti ha portato a scrivere il verso del ritornello "dormi e soffrirò con te"? Rappresenta davvero un'accettazione consapevole della sofferenza?
Non saprei, ho seguito molto il suono delle parole cercando di incastrare un'immagine forte. Nella pre-produzione di Sabbie cantavano questo ritornello che faceva tipo: “tell me something more again”, ma in un inglese così istintivo, giusto per cantare qualcosa con quelle consonanti e vocali; poi si è trasformato in “dormi e soffrirò con te” e “come sabbia immobile”.

Qual è l'elemento del tuo suono (forse l'uso dei glitch o la fluidità tra i generi) che cerchi di mantenere costante per distinguerti nel panorama elettronico?
Sì, anche l’uso della voce, la chitarra, la forma canzone decostruita e inserita in un contesto diverso, più elettronico appunto.

Cosa vuoi trasmettere a chi ascolta "Sabbie immobili" e si sente intrappolato in una situazione o in una relazione che non offre via d'uscita?
Più vado avanti e più capisco quanto questo testo in realtà racconti benissimo un periodo della mia vita. L’ho scritto davvero inconsciamente ma alla fine è esattamente come mi sentivo: paralizzato ma beato nella sofferenza, rilassato nella paralisi. A volte ci si ritrova in questa situazione ed è difficile uscirne perché si pensa di stare bene, tranquilli, e si rifiuta il cambiamento.

Ti consideri un "artigiano" per via della tua cura estrema per il sound design e la sperimentazione sonora?
Oddio no, mi piacciono determinati suoni e semplicemente li ricerco.

Grazie mille, Samuele. Vuoi aggiungere qualcosa sul tuo mondo sospeso tra elettronica e songwriting per chi ti ha appena scoperto?
Grazie mille a voi! Se volete vi lascio 3 canzoni che mi hanno influenzato molto nella produzione di Sabbie: “5g” di Brakence; “Von Dutch” di Charli XCX; “€€€€^^%%!!!!! heaven!!!!!!” di Lala Lala e Baths.