Il teatro musicale di Anastasia Anniemore24: la scommessa "tutto in uno" che unisce giornalismo, synth-pop e 30 voci diverse


Ai microfoni de IL RIFLETTORE, l'autrice e produttrice svela i retroscena di "30 brani per 30 voci", un progetto monumentale che rifiuta i monologhi dell'ego per trasformarsi in un dialogo corale e in un profondo esercizio di fiducia. Con il primo EP, "Un bacio di fortuna", l'artista ci conduce in un vero e proprio "teatro della canzone" dove synth-pop e nu disco fanno da palcoscenico a storie di incomunicabilità, distanze e dinamiche psicologiche tra uomo e donna, come nel singolo "Tu provieni da Marte".

Una chiacchierata intensa che esplora i ritmi frenetici di una giornata tipo da discografica "tutto in uno" — divisa tra contratti diurni e scrittura notturna — e che anticipa l'uscita a giugno del "gemello cartaceo" del progetto: un libro edito da Aletti Editore, impreziosito da una prestigiosa prefazione firmata da Mogol e Cheope, per trasformare l'ascolto in un'esperienza fisica tutta da sfogliare.

Oltre a essere una produttrice, nasci come giornalista e pianista. In che modo la tua formazione nella comunicazione influenza il modo in cui scrivi oggi le tue canzoni?
Per me scrivere canzoni è un’estensione naturale del raccontare storie: prima usavo le parole su una pagina, ora le appoggio su una melodia. La formazione giornalistica mi ha insegnato a cercare sempre il “cuore” di una storia, a togliere il superfluo e arrivare al punto emotivo con chiarezza, anche quando il tema è complesso o molto intimo.
Quando scrivo un brano, penso quasi come se stessi costruendo un articolo: c’è un incipit che cattura, un contesto, un punto di svolta, una conclusione che lascia una domanda aperta. Ma, a differenza del giornalismo, nella musica mi permetto di non spiegare tutto: suggerisco, alludo, lascio spazi vuoti in cui l’ascoltatore può riconoscersi.
Il pianoforte, invece, è la mia prima “redazione”: lì ho imparato il ritmo, la dinamica, le pause che valgono quanto le parole. Questo fa sì che ogni testo nasca già con un respiro musicale preciso, come se la comunicazione e la composizione fossero la stessa cosa, solo in due lingue diverse

Il tuo progetto si intitola "30 brani per 30 voci". Qual è stata la scintilla che ti ha spinto a non cantare i tuoi pezzi, ma a cercare 30 interpreti diversi per dare vita alle tue parole?
Ho sentito il bisogno di trasformare il mio mondo interiore in un dialogo corale, non in un monologo.
Ogni brano porta con sé un personaggio, una ferita, un punto di vista preciso. Invece di “interpretare tutto io”, ho preferito cercare chi potesse incarnare davvero quelle sfumature: timbri diversi, età diverse, storie diverse. Mi piace pensare che io scriva la sceneggiatura, ma siano gli altri a recitarla, ognuno con il proprio accento emotivo.
C’è anche un aspetto molto concreto: la mia voce, in questo caso, è quella dell’autrice e della produttrice. Volevo allenarmi a lasciare andare il controllo, a fidarmi degli altri, a vedere cosa succede quando una frase che ho scritto io passa attraverso un corpo e una storia che non sono i miei. “30 brani per 30 voci” è proprio questo: un esercizio di fiducia e di rinuncia all’ego, per permettere alle canzoni di respirare in 30 modi diversi.

Questo primo EP, Un bacio di fortuna, spazia tra synth-pop e influenze nu disco. Come sei riuscita a mantenere un'identità sonora coerente lavorando con tre studi di registrazione differenti?
In questo EP l’elemento che tiene tutto insieme non è tanto lo studio in cui ho lavorato, quanto il “teatro” che sta dietro alle canzoni. Ogni brano è come un atto di un’unica pièce: cambia il ritmo, cambia l’umore, a volte cambia anche la declinazione di genere (più synth-pop, più nu disco), ma la storia emotiva è la stessa che continua a svolgersi, scena dopo scena.
I testi sono il filo rosso: parlano tutti dello stesso universo, degli stessi nodi esistenziali, visti da angolature diverse. È come se ogni voce fosse un personaggio che entra in scena e porta il proprio monologo, ma il palcoscenico resta unico. Per questo parlo di “teatro musicale della canzone”: più che una raccolta di singoli, è una narrazione in più atti.
Dal punto di vista sonoro ho scelto una palette strumentale comune – certi tipi di synth, certe ritmiche, un certo modo di trattare la voce – che però viene usata ogni volta in modo leggermente diverso. Questo permette ai brani di avere identità proprie, pur restando riconoscibili come parte dello stesso universo. Così il progetto risulta più dinamico e meno monotono: si sposta tra generi e mood, ma il “volto” resta uno solo.

In "Tu provieni da Marte" citi implicitamente il contrasto tra uomo e donna, con un richiamo quasi "martiniano". Qual è il nucleo della "psicologia musicale" che vuoi trasmettere con questo EP?
Il nucleo della “psicologia musicale” di questo EP, per me, è il tentativo di raccontare due mondi che si cercano e si desiderano, ma spesso non riescono a parlarsi davvero. Uomo e donna, o comunque due poli diversi, hanno bisogno l’uno dell’altro, ma inciampano continuamente nella mancanza di un linguaggio comune, in fraintendimenti, silenzi, paure.
Se c’è una cosa che spero di trasmettere con questo EP, è l’idea che si possa usare la musica come dizionario emotivo: magari chi ascolta troverà in un verso o in un’immagine il coraggio per dichiarare il proprio interesse, per dire “voglio capirti” o “vorrei che tu capissi me”. Se succede anche solo una volta, allora questa piccola “psicologia musicale” ha già fatto il suo lavoro.

Hai dichiarato di aver scritto e prodotto 30 brani originali in poco più di un anno. Come si articola la tua giornata tipo in questa tua versione di etichetta "tutto in uno"?
La mia giornata tipo è organizzata come una piccola etichetta “tutto in uno”. Al mattino seguo la parte gestionale: mail, contratti, studi, pianificazione di uscite e contenuti legati a 30 brani per 30 voci.
Il pomeriggio lo dedico soprattutto alla promozione e alle relazioni: materiali per radio, social, confronto con gli artisti e coordinamento delle uscite. La scrittura arriva la sera tardi, quando il mondo si ferma: è lì che, in silenzio, torno semplicemente autrice e lascio nascere testi, melodie e video. Quale parte della giornata preferisco?? La sera tardi, la scrittura! Se potessi farei solo quello ma senza il resto non può funzionare!

Il progetto è accompagnato anche da un libro. Vuoi svelarci come questo volume completa l'esperienza d'ascolto dei tuoi lettori/ascoltatori?
Il libro è pensato come il “gemello cartaceo” del progetto: si intitola Un bacio di fortuna – 30 inediti per 30 voci italiane e raccoglie i testi di tutti e 30 i brani, insieme ai crediti completi. È il luogo in cui vengono nominati e riconosciuti tutti i creativi che hanno reso possibile questo lavoro, con l’indicazione dei loro ruoli: interpreti, arrangiatori, tecnici, collaboratori, una vera mappa dell’intero progetto collettivo.
Uscirà con la casa editrice Aletti e porterà una prefazione molto speciale, firmata da Mogol Cheope, che aggiunge uno sguardo autorevole su questo percorso. Sto aspettando la pubblicazione ufficiale e informerò i miei follower non appena sarà disponibile: da giugno il volume dovrebbe essere pronto per essere spedito a chi vorrà sostenere il progetto, trasformando l’ascolto in un’esperienza anche fisica, da sfogliare, leggere e tenere in mano.