Gabbo reinterpreta “Paint It, Black”: il classico dei Rolling Stones tra identità e contaminazione


Cosa significa oggi confrontarsi con un classico assoluto della storia del rock? Nel caso di Gabbo, la rilettura di “Paint It, Black” dei Rolling Stones diventa un’occasione per attraversare linguaggi, influenze e identità, dando nuova forma a un brano che continua a parlare a generazioni diverse.

Nel suo approccio, la reinterpretazione non è un semplice esercizio stilistico, ma un processo personale che mette in dialogo radici e visioni contemporanee. Tra suggestioni americane, richiami sudamericani e una sensibilità profondamente legata al contesto italiano, Gabbo costruisce un equilibrio tra tradizione e rielaborazione, dimostrando come anche un grande classico possa essere riletto senza perdere la propria forza originaria.

In un panorama musicale sempre più globale, il progetto si inserisce in uno spazio fluido, dove i confini geografici diventano meno rilevanti rispetto alla capacità espressiva. La musica si trasforma così in un territorio condiviso, in cui generi e culture si intrecciano, creando nuove possibilità di ascolto e connessione.

È proprio in questa prospettiva che si sviluppa l’intervista: un confronto sul ruolo dell’artista oggi, sulla libertà di reinterpretare e sulla possibilità di costruire un dialogo autentico tra locale e globale, senza rinunciare alla propria identità.

Il tuo lavoro sembra attraversare più linguaggi: quanto è influenzato da un contesto urbano e culturale come quello italiano?
Da sempre amo ascoltare e suonare musica americana, ma avendo origini brasiliane, anche quella del Sud America fa parte del mio essere, come musicista e come persona. Essendo italiano, però, ho vissuto tutto questo qui ed ho assorbito molto dalla musica classica studiata e dalla musica pop italiana, ascoltata e suonata. Il contesto culturale e urbano italiano ha avuto quindi un ruolo importante nella mia formazione come musicista.

Esiste, secondo te, una specificità “italiana” nel modo di reinterpretare i classici internazionali?
Come dicevo prima, ognuno di noi ha origini ed esperienze di vita e culturali differenti; quindi credo che il modo di reinterpretare sia sempre un aspetto molto personale.

Ǫuanto conta il luogo in cui si produce musica oggi, in un panorama sempre più globale?
Non credo che il luogo conti molto; o meglio, è sicuramente un aspetto da non trascurare, ma penso che altri fattori siano più importanti: la sensibilità dell’artista, la passione, il mettersi in gioco e la volontà di migliorarsi sempre sono la vera chiave.

Il tuo progetto crea connessioni tra generi: può essere anche un modo per creare connessioni tra pubblici diversi?
Probabilmente, essendo una fusione di più generi, potrebbe funzionare e, perché no, mi lusingherebbe.

Che ruolo ha oggi l’artista nel costruire un dialogo tra cultura locale e immaginario globale?
Oggi l’artista fa un po’ da ponte: prende la propria cultura e la rielabora in modo che possa parlare a tutti, senza perderne l’identità. Così mette in dialogo il locale con il globale, arricchendo entrambi senza appiattire le differenze.