“Luna sotto Venere” è l'album d'esordio di ANDROMEDA: recensione

 

Questo esordio, che ha visto la luce sul finire di quest’anno, è un'opera che richiede di guardare oltre la superficie scintillante del pop-dance per essere compresa appieno. "Luna Sotto Venere" non è solo un album costruito su produzioni raffinate; è, prima di tutto, un'autobiografia. È il suono della "svolta decisiva" che la biografia dell'artista, Manuel Zamagni (classe 1993), colloca nel 2020: il momento in cui, dopo un "periodo di smarrimento", ha scelto di tornare alla sua "vera essenza, la musica".

L'intero album è la cronaca di questa trasformazione, una "rinascita artistica ed emotiva" che si libera da etichette e maschere. L'ascolto segue questo percorso di liberazione. Se il periodo di smarrimento era definito da una vita "che non sentiva sua", l'album si apre con la demolizione di quelle mura. Brani come "Rumore" e "Ok, Goodbye" sono gli atti di ribellione. Il primo è un'esplosione dance contro il "chiacchiericcio esterno"; il secondo è un funk-pop solare che celebra l'abbandono del "giudizio altrui". Sono il suono di chi ha deciso di ricominciare da capo.

Il punto di svolta, il "giorno in cui tutto è cambiato", è perfettamente catturato in "Ventiquattro Ore". È il brano che segna la transizione: unendo malinconia e cassa dritta, fotografa il momento esatto in cui il dolore per la fine di un legame si trasforma in una "nuova consapevolezza". È la fine del vecchio Manuel e l'inizio di Andromeda.

E come suona questa nuova identità? Suona libera. Libera di essere vulnerabile, come nell'intima synth-ballad "Non hai bisogno di me", che affronta con coraggio la fine di una relazione, o in "Quello che manca", che confessa un "senso di solitudine e inadeguatezza". Ma suona anche libera di abbracciare la tradizione pop, come nella ballata moderna "Amore Classico".

Questa è la "vita autentica e senza maschere" che l'artista ha scelto nel 2020. Il sound, un ibrido di pop, dance e funk anni '80 (con riferimenti che spaziano da Dua Lipa a Cher), non è una scelta di mercato, ma la colonna sonora di quell'autenticità. È la voce di un giovane-adulto che parla a una generazione (18-35 anni) che si riconosce negli stessi valori di "libertà e resilienza".

La title track, "Luna sotto Venere", con le sue atmosfere elettroniche, chiude il cerchio. È il suono dell'armonia ritrovata, la celebrazione di una rinascita completata. "Luna sotto Venere" non è solo un ottimo album pop; è la testimonianza udibile di una scelta coraggiosa.