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FABE: crescere è una guerra all’orgoglio

Rock di matrice indie. Rap di stili urbani ma decisamente glitterati, industriali nella perfezione digitale che in questo disco dal titolo “Guerra d’orgoglio” in realtà sembra venir meno per tornare a dare al suono suonato spazio di merito. Fabio Rapisarda, cioè FABE, si presenta con un disco dove la melodia funziona, dove c’è spazio per il reggae e per la riflessione, per il dramma e per la leggerezza. C’è il rock indie, lo ripetiamo… non è un disco che si piega alle regole ma dentro le regole ci sta bene eccome…

FABE: da dove nasce questo moniker?
Nasce nel mio quartiere, è il mix tra Fabrizio De Andrè (Faber) e Fabrizio Moro (Fab) , due personalità differenti che sento molto vicine a me e al mio modo di essere.

In bilico tra melodia pop e rap italiano. Anche l’elettronica ha il suo peso. Come nasce questo disco?
Nasce sotto l'inizio della pandemia, ho deciso di farmi influenzare da tutto ciò che ho ascoltato in questi anni in maniera tale da non venire etichettato in un modo piuttosto che in un altro, non ho un genere definito, faccio musica e scrivo ciò che mi pare senza seguire un'onda ben precisa.

Posso dirti che se dovessi scegliere un colore per questo disco, punterei verso tonalità scure? Secondo te? Non so se ha un senso… ma penso tantissimo…
Io ci vedo il nero, tant'è che la copertina dell'EP è a sfondo nero, il buio, la paura e la rabbia non hanno mezze misure.

Il suono di oggi sembra tornare sempre più verso un pop melodico anni 2000… cosa ne pensi?
Non saprei, non ci sono più regole, non si capisce più nulla

E nel tuo disco dove hai cercato di dirigerti?
Alla ricerca della verità nei testi, per quanto riguarda al suono volevo fosse attuale senza cadere però nel banale, senza somigliare per forza a qualcuno, senza ricercare il pezzo che "funziona", ho solo raccontato la mia visione in maniera autentica e prettamente personale

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