L’Architettura dell’Anima e la Resa Liberatoria: Intervista a Dario Distasi
Dario Distasi non è solo un musicista, ma un artigiano del suono che ha scelto di abbracciare la "forma canzone" per esplorare i territori dell'universale. In bilico tra la precisione della produzione e l'urgenza di un pop cinematografico e autentico, l'artista si mette a nudo nel suo nuovo singolo "Where The Wind Blows".
In questa conversazione per Il Riflettore, Dario ci guida attraverso il suo processo creativo: dal bisogno viscerale di ricerca sonora alla consapevolezza che, a volte, l'unico modo per ritrovarsi è accettare una "resa necessaria". Un viaggio dedicato ai coraggiosi e a chiunque senta il peso delle costrizioni sociali, in un costante tentativo di far coincidere l'arte con l'onestà più fiera.
Ciao, benvenuto! Prima di tutto, cos’è per te la musica? Spesso la descrivi come un equilibrio tra l'architettura della "forma canzone" e la ricerca viscerale del suono: come convivono questi due aspetti?
Nasco strumentista, quindi la ricerca del suono è da subito stata al centro della mia visione, portandomi poi ad occuparmi anche di produzioni. Mi sono reso conto, ad un certo punto, che il modo migliore per indirizzare la mia creatività era in realtà il più tradizionale possibile: amo le canzoni. Voglio scrivere, ricordare, immaginare e far sognare.
Come è nato il nuovo singolo "Where The Wind Blows"? C'è stato un momento preciso in cui hai sentito l'esigenza di scrivere di questa "resa necessaria" per ritrovare la libertà?
Credo sia una tematica che si imponga nella vita di ognuno di noi.
Attraverso il racconto di una relazione, ho scritto di un punto in cui le costrizioni, ad esempio della società, diventano troppo stringenti. Per quanto possiamo non essere noi stessi per compiacere altri? Sono un artista e di arte c'è più bisogno che mai, perché solo le lenti dell'arte possono farci capire davvero cosa stiamo vivendo… a farci desiderare libertà troppo spesso negate, ad esempio.
So di essere tante cose, tante sfaccettature di me stesso. Tuttavia, in questo brano ho voluto dire che c'è qualcuna di queste facce che contano di più, che sono più vere, più necessarie e che non posso nascondere per sempre.
Quale messaggio vuoi trasmettere con questo brano? Si parla di smettere di cambiare se stessi per compiacere gli altri: è un invito al coraggio estremo?
È un invito a lavorare per cercare di capire chi siamo per poterci ritagliare uno spazio sereno, meno assoggettato ad influenze e costrizioni. In questo brano è espresso quasi come una resa, ma prima di arrivarci vorrei che tutti, me incluso, imparassimo a rispettarci e farci rispettare la nostra identità più vera.
A chi dedichi questo singolo? Forse a chi, come il protagonista della canzone, è pronto a veder crollare tutto pur di non tradire la propria natura?
Lo dedico ai coraggiosi. A chi non manca di rispetto al proprio essere. Al coraggio che è mancato a me e a tanti di coloro che l'ascolteranno, tante volte e a tanti altri e alla fiera onestà nel riconoscere la necessità di quel coraggio.
Grazie mille per la tua disponibilità, vuoi aggiungere qualcosa per chiudere questa intervista? Magari un pensiero sulla tua evoluzione sonora, che oggi punta a un pop più cinematografico?
Volentieri; guardare indietro da dove mi trovo ora mi è utile per capire le ragioni delle mie scelte ed analizzare i prossimi passi.
Credo che il motivo fondamentale che ha delineato il mio percorso sia questo: voglio scrivere e imparare a scrivere canzoni universali, in grado di veicolare i miei messaggi senza risultare preconfezionate.
L'autenticità è al centro del mio percorso e scrivo davvero quello che mi sento ogni volta. Nelle mie uscite ascolterete un autore che cerca di cambiare le forme per restare tenacemente sé stesso… questo è l'obiettivo.
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