Intervista alla band Nudapietra
Tra richiami simbolici, brani articolati e momenti più essenziali, il disco si sviluppa come un viaggio che alterna impatto e sospensione, fino all’apertura cosmica del finale. In questa intervista per Il Riflettore la band racconta la costruzione dell’album, la scelta dei brani e la visione che ha guidato la nascita di “Nudapietra”
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“Il Bagatto” apre il disco in modo rituale: perché avete scelto questo brano come ingresso?
Quando ci siamo trovati a scegliere il brano di ingresso ne volevamo uno che fosse potente e d'impatto. Tra i due possibili che abbiamo vagliato “Il Bagatto” ci è sembrata la scelta più ovvia anche in relazione al fatto che è la prima carta degli Arcani Maggiori. Così abbiamo ottenuto anche una certa coerenza narrativa.
“Il Bagatto” apre il disco in modo rituale: perché avete scelto questo brano come ingresso?
Quando ci siamo trovati a scegliere il brano di ingresso ne volevamo uno che fosse potente e d'impatto. Tra i due possibili che abbiamo vagliato “Il Bagatto” ci è sembrata la scelta più ovvia anche in relazione al fatto che è la prima carta degli Arcani Maggiori. Così abbiamo ottenuto anche una certa coerenza narrativa.
“Ombra del Passato” è un interludio breve e acustico: che ruolo ha nella narrazione dell’album?
Ha proprio il ruolo di “intermezzo”. Volevamo dare un respiro all'ascolto. I brani sono tutti piuttosto lunghi e articolati e ci è sembrato che un breve interludio con pochi arrangiamenti creasse lo spazio necessario che cercavamo.
“La Luna” sembra il centro simbolico del lavoro: è così anche per voi?
Non proprio. Per noi ogni brano è centrale ed è un mondo a sé stante, per cui ti potremmo dire che ha lo stesso peso e la stessa centralità degli altri. Le ragioni per cui lo abbiamo collocato al centro sono più legate all'aspetto musicale e quindi alla fluidità dell'ascolto.
“Vipera” è forse il brano più diretto: rappresenta un lato diverso della vostra scrittura?
“Vipera” rappresenta sicuramente il nostro lato più rock, ma crediamo che in fondo non sia così diverso dagli altri. Anche lì abbiamo lasciato che il brano si sviluppasse a modo suo senza cercare di porgli confini definiti. Alla fine è venuto fuori un brano forse più rock oriented, ma in pieno stile NUDAPIETRA.
“Oumuamua” chiude con uno sguardo cosmico: era importante terminare il disco con una dimensione così ampia?
Assolutamente! Dopo il viaggio che abbiamo fatto fare all'ascoltatore, abbiamo voluto salutarlo con un ultimo lungo viaggio nello spazio in attesa di incontrarlo di nuovo col prossimo album!
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