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Il tocco del piccolo angelo: intervista alla scrittrice Fiorenza Pistocchi

Linette, giovane, capelli crespi e occhi abbaglianti, ha un passato doloroso. Sta iniziando una nuova vita, ma le visioni che le scorrono nelle vene insieme al sangue creolo, offuscano la realtà. Un omicidio la obbligherà a chiarire la natura delle sue percezioni e a lottare per se stessa per gli affetti in cui crede.

Lambrate, periferia di Milano. Il corpo di una donna viene trovato sotto il viadotto della tangenziale. Inizia un’inchiesta lunga e problematica dalla quale faticano a emergere i moventi dell’assassinio. Fra un sopralluogo, un interrogatorio e una perquisizione, il commissario Perego si imbatte nell’inatteso: la giovane Linette, che sta tentando di imbastire una vita normale dopo vicende di droga e prostituzione. Il suo passato e ciò che si percepisce di lei però non combaciano, gli occhi trasparenti e l’attenzione per gli altri raccontano di una storia che ha preso una via sbagliata. Diego Perego ne resterà irretito, soprattutto quando la fragilità di lei si esprimerà in premonizioni e intuizioni imprevedibili. Il tocco misterioso del piccolo angelo accompagneranno le vicende alla soluzione.

Dalla penna di Fiorenza Pistocchi nasce una nuova protagonista. Con il talento che le è proprio di restituire l’umanità e le atmosfere delle situazioni, la scrittrice affronta la metropoli, le sue inquietudini e la molteplicità delle sue relazioni. Con Linette, complessa e fuori dall’ordinario, l’Autrice regala ai suoi lettori una guida sensibile che avvince e scompagina le carte dei luoghi comuni.

In occasione dell’uscita per Neos Edizioni del suo nuovo romanzo giallo/noir abbiamo intervistato Fiorenza Pistocchi.

Fiorenza parlaci del tuo amore per la scrittura: come e quando hai deciso di diventare scrittrice?
L'amore per la scrittura è nato da quello per la lettura. Infatti sono sempre stata una lettrice appassionata di molti generi letterari, tra cui il genere giallo/noir. Attualmente, anche se la mia attività di scrittura è prevalente, non ho lasciato la lettura e mi occupo della gestione del gruppo di lettura della biblioteca pubblica del Comune in cui risiedo, Pioltello, vicino a Milano. 
La voglia di cimentarmi nella scrittura è nata qualche anno fa, quando ho avuto a disposizione del tempo, una volta libera da impegni di lavoro. È stato come avere scoperto una passione che aspettava solo di essere espressa e coltivata. Dal 2014 in poi ho scritto 9 romanzi, pubblicati tutti da Neos edizioni di Torino, una casa editrice indipendente, che si occupa anche di tematiche civili. Da quando ho iniziato a pubblicare ho comunque frequentato dei corsi di scrittura e di sceneggiatura, per migliorare il mio stile. Oggi la scrittura è la mia principale attività e mi dà molte soddisfazioni: qualche piazzamento in concorsi letterari, ma soprattutto il riscontro positivo dei miei lettori, che apprezzano le mie opere.  

Quali scrittori hanno ispirato il tuo percorso?
Amo gli scrittori considerati "classici" del genere giallo/noir, da Agatha Christie a Simenon, da Scerbanenco a Camilleri, fino ai più recenti De Giovanni e Malvaldi, oltre ad alcuni americani come Michael Connelly, James Ellroy. Patricia Cornwell, John Grisham e molti altri. Posso dire che, per scrivere i miei gialli, ho curato molto la caratterizzazione dei personaggi principali per renderli credibili: mi piace creare personaggi che siano vicini a noi, come se potessimo incontrarli normalmente, nella vita di ogni giorno.

“Il tocco del piccolo angelo” (Neos Edizioni) è il tuo nuovo romanzo. Qual è stato l’input che ti ha spinta a scriverlo? 
Ho accostato un aspetto della vita delle detenute di San Vittore, il carcere milanese che ha anche un settore femminile, non grande, perché le donne delinquono meno degli uomini. Ho assistito a una sfilata organizzata per permettere di far vedere il risultato del lavoro del loro laboratorio di cucito, in cui le detenute confezionano anche turbanti per le donne operate all'Istituto dei Tumori di Milano. Ho visitato anche una delle case protette in cui le detenute vivono con i propri bambini piccoli. Dal contatto con queste donne, spesso giovani e belle, che non sembra possano avere un passato criminale, è nata l'idea di scrivere la storia di Linette, il personaggio principale del mio romanzo.


Da quale idea nasce la scelta del titolo? Perché “Il tocco del piccolo angelo”? 
È difficile spiegarlo senza anticipare qualcosa della storia, cosa che per un giallo non si dovrebbe mai fare. Posso dire comunque che in questo romanzo c'è un aspetto non razionale, anche inquietante, che prende spunto dalle credenze di Haiti, quindi da una tradizione esotica di voodù, nella quale angeli piccoli e grandi hanno un'influenza sulla vita delle persone. 

Quanto tempo hai impiegato a scrivere la storia?
Il romanzo è stato scritto nel periodo del lockdown, perciò non ha richiesto tanti mesi per la stesura, ma è stato poi sottoposto a un serrato lavoro di revisione e di editing, con l'apporto di un editor importante, Carlo De Filippis, scrittore lui stesso di gialli e profondo conoscitore del genere, che mi ha aiutata a rendere più serrata e credibile l'indagine del commissario Diego Perego, il protagonista maschile, alle prese con l’omicidio di una donna. Nel complesso c'è voluto circa un anno di lavoro.

Qualche anticipazione per i tuoi prossimi lavori?
Ho due progetti in corso: uno è la continuazione della storia di Linette e Diego Perego, alle prese con un altro delitto; l'altro è un romanzo a sfondo storico, un genere che mi attrae e nel quale mi sono già cimentata, ma che è molto impegnativo perché necessita di studio e documentazione sul periodo da prendere in esame. Vedremo quale riuscirò a portare a termine per primo, me lo chiedo anch'io...
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