Mormile: "Il mio pop tra astrazione, verità e portali sonori"


A tu per tu con l'artista dopo l'uscita di "Miracoli, Catrame": un viaggio iniziato otto anni fa che oggi trova la sua forma definitiva tra sonorità vintage e visioni future.
Ciao Mormile, benvenuto. Prima di tutto, cos’è per te la musica, visto che hai iniziato a scrivere testi a soli 16 anni e oggi la usi come filtro per analizzare il rapporto con te stesso?
La musica è una forma d’arte meravigliosa, completa, inafferrabile e piena di sfaccettature.
In primis ne sono un grande ascoltatore, verso quell’età poi ho iniziato a sentire l’esigenza di esprimermi attraverso la forma canzone, pian piano ho provato a farla mia.
Quale è stato lo spunto che ti ha portato alla realizzazione dell’album "Miracoli, Catrame"? È nato da un'esigenza di dare una forma omogenea al tuo percorso solista iniziato nel 2021?
È nato in verità in maniera molto spontanea. Ufficialmente il mio percorso da solista nasce nel 2021 ma in verità il vero inizio è stato due anni dopo con l’uscita di “Un po’ retrò”, il brano che ha sancito il cambio di rotta che è stato di fatto la genesi di questo disco.
Qual è la particolarità di questo disco? Possiamo definirlo un viaggio tra astrazione e verità, dove il brano "In abito da sera" funge da vero e proprio "portale sonoro"?
Sì, in un certo senso sì. Mi piace l’idea di mescolare questi universi provando a raccontare la realtà portandola su un piano astratto.
Quale messaggio vuoi trasmettere con questo nuovo lavoro? C'è la volontà di restituire al pop uno spessore sociale e di ricerca sonora attraverso l'uso di simbolismi e immagini surreali?
Sì, di sicuro è un obiettivo che mi pongo, quello di fare un pop di qualità. Mi è sempre piaciuta l’idea di fare del linguaggio pop una forma di espressione più alta, poi non so se sempre ci riesco.
Quanto tempo hai impiegato a registrare e completare la lavorazione del disco, considerando che unisce sonorità vintage anni '70 a elementi tipici degli anni '20 di questo secolo?
Questo disco ha avuto uno sviluppo un po’ particolare, racchiude scritture anche vecchie di 8 anni. Tutto nasce da un EP che conteneva cinque dei nove brani di questo disco. Poi alcuni di essi sono usciti come singoli e ho allargato il racconto inserendo altri brani che potessero completare questo puzzle in maniera per me appagante.
Grazie mille per la tua disponibilità. Vuoi aggiungere qualcosa per chiudere questa intervista, magari sul significato del videoclip in cui "incenerisci" i tuoi testi sotto la pioggia?
In verità non c’è un vero e proprio significato, l’idea nasce da Vincenzo Pezone, il regista dei miei videoclip. La scena ci piaceva dal punto di vista visivo e ci ha convinti subito. Però è simpatico pensare che incenerendo i testi li abbia in un certo senso liberati con l’uscita del video e quindi dell’album.
Grazie a voi per la disponibilità.