Lucy Love: "L’imperfezione è la mia parte più autentica"
Lucy Love si mette a nudo in questa conversazione esclusiva, raccontandoci il delicato equilibrio tra vulnerabilità e ribellione. Dal suo nuovo singolo all'arte del Kintsugi applicata alla vita, scopriamo cosa si cela dietro le quinte del suo ultimo capitolo discografico.
Ciao Lucy, benvenuta! Spesso si dice che la musica sia una terapia. Per te, oggi, rappresenta più un rifugio o una forma di ribellione?
Per me è esattamente entrambe le cose! È un rifugio perché è il luogo in cui posso essere completamente vulnerabile e trasformare il dolore in qualcosa di costruttivo. Ma è anche una forma di ribellione e di combattimento: scegliere di mostrarsi autentici oggi è un atto di estremo coraggio. La mia musica nasce proprio da questa tensione: guarire ferite e allo stesso tempo rompere schemi e aspettative.
Il tuo nuovo singolo sembra scavare a fondo nella tua personalità. Qual è l'aneddoto più curioso legato alla sua nascita in studio?
La cosa più curiosa è che il brano non è nato in studio, ma in modo impulsivo e viscerale! Avevo una forte frustrazione emotiva e ho registrato alcune parti vocali in lacrime, parlando direttamente alla persona interessata. Quelle registrazioni, che inizialmente sembravano solo prove, sono rimaste nella versione finale. In quel momento ho capito che l’imperfezione può diventare la parte più autentica di una canzone.
C’è una frase o un’immagine specifica in questo brano che vorresti rimanesse impressa? Qual è il "cuore" del messaggio?
Il cuore è la trasformazione del dolore in consapevolezza e amore proprio. Se dovessi riassumerlo in un’immagine, direi quella del Kintsugi: riparare qualcosa di rotto evidenziando le crepe invece di nasconderle. Vorrei che chi ascolta sentisse che anche nelle proprie fragilità esiste un enorme potenziale di rinascita.
Ogni canzone ha un destinatario. A chi hai pensato mentre registravi queste parole? A chi dedichi questo capitolo della tua carriera?
- Ai destinatari reali: Restano senza volto e senza nome. Ci sono esperienze che chiedono solo molta distanza e tempo. Il silenzio è la forma più radicale di libertà.
- A chi ascolta: Lo dedico a chi ha conosciuto l’ingiustizia nelle relazioni, a chi ha attraversato manipolazioni emotive e a chi ha amato così profondamente da annullarsi. È un atto primordiale di ritorno a se stessi.
Grazie mille Lucy. Prima di lasciarci: qual è il "riflettore" che vorresti accendere sul mondo della musica attuale?
Sull’importanza dell’autenticità emotiva. Viviamo in un momento velocissimo in cui si rischia di perdere la profondità. La musica non è solo intrattenimento, ma identità e connessione reale. Tornare alla sincerità, anche se scomoda, è il gesto più rivoluzionario che un artista possa fare oggi!
Tags :
Interviste