“Solo perché mi dispiace”, Diletta Fosso porta la prevenzione della violenza di genere nella musica
Quanto può essere difficile riconoscere la violenza
quando si presenta attraverso gesti che sembrano esprimere amore, premura o
pentimento? È da una domanda come questa che prende forma “Solo perché mi
dispiace”, il progetto ideato da Diletta Fosso per affrontare il tema della
violenza di genere attraverso la musica e le immagini. Al centro c'è una storia
che parla soprattutto ai più giovani, ma che chiama in causa un'intera società:
quella di relazioni nelle quali il senso di colpa può diventare uno strumento
di controllo e il bisogno di compiacere l'altra persona finisce per mettere in
secondo piano la propria libertà.
Il progetto si sviluppa attraverso un cortometraggio,
una canzone e un videoclip, costruendo un racconto articolato che utilizza
linguaggi diversi per raggiungere pubblici differenti. Il titolo prende spunto
da una frase apparentemente semplice, «solo perché mi dispiace», che nel corto
diventa la motivazione con cui Viola, 17 anni, accetta di incontrare ancora una
volta l'ex fidanzato Marco, 19 anni. Da questa decisione prende forma una
vicenda che porta alla luce segnali di controllo e abuso che troppo spesso
vengono minimizzati o interpretati come manifestazioni di un sentimento
intenso.
Il cortometraggio è scritto e interpretato dalla
stessa Diletta Fosso, con la regia di Matteo Balsamo per Giotto produzioni. La
scelta di mettere al centro una situazione riconoscibile permette al progetto
di interrogare il modo in cui vengono vissute e raccontate le relazioni
sentimentali, specialmente durante l'adolescenza, quando si stanno ancora
costruendo gli strumenti per definire i propri confini e riconoscere quelli
altrui.
Il rischio, infatti, è che determinati comportamenti
vengano normalizzati perché associati a un'idea distorta di amore. La gelosia
può essere presentata come una prova di interesse, il controllo come una forma
di protezione, le continue richieste di spiegazioni come un diritto di chi ama.
Raccontare queste dinamiche significa contribuire a una conversazione più ampia
sul rispetto reciproco, sul consenso e sulla possibilità di vivere una
relazione senza rinunciare alla propria autonomia.
È in questo contesto che si inserisce “Bruciate
tutto”, il nuovo singolo di Diletta Fosso in uscita il 16 ottobre 2026. Il
brano prende ispirazione dalle parole di Elena Cecchettin, «Per Giulia non fate
un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto», e trasforma quella
dichiarazione in una canzone che rifiuta la passività di fronte alla violenza
sulle donne.
Scritto e composto dalla giovane artista e prodotto da
Marco Barusso, il pezzo alterna immagini di rottura a richiami alla rinascita.
L'invito contenuto nel titolo diventa la metafora della necessità di superare
modelli culturali che continuano a giustificare la sopraffazione. Il messaggio
si allarga nel verso «In ogni angolo del mondo, tutte ci libereremo», dove la
liberazione non è più soltanto una possibilità individuale, ma una prospettiva
condivisa.
Nata nel 2010 e residente a Pavia, Diletta frequenta
il Conservatorio Vittadini e il Liceo Linguistico Cairoli. La sua attività
artistica si muove tra la formazione classica, il violoncello e la scrittura
pop d'autore, con un interesse costante per le questioni sociali. Nelle sue
canzoni ha affrontato, tra gli altri temi, la guerra, l'ossessione per
l'apparenza e il desiderio di libertà, costruendo un percorso che unisce
sensibilità musicale e attenzione per ciò che accade intorno a lei.
Nonostante la giovane età, ha già raccolto importanti
riconoscimenti, dalla vittoria al Concorso Nazionale per la Canzone d'Autore
Emergente “Città di Quiliano” al successo al The Busking Contest, che le ha
assegnato il premio Nuovo IMAIE per l'organizzazione di un tour. È stata
inoltre seconda a NYCanta, nella finale trasmessa su Rai 2, e ha ricevuto la
menzione “Testo Young” al Premio Lunezia.
Con “Solo perché mi dispiace”, la musica diventa parte
di un progetto che punta a raggiungere scuole, università, festival e centri
antiviolenza, nella convinzione che la prevenzione abbia bisogno anche di
linguaggi capaci di coinvolgere emotivamente. Una canzone non può sostituire
gli strumenti educativi e il lavoro delle realtà che contrastano la violenza,
ma può contribuire a rendere visibili domande spesso lasciate senza risposta.
Il progetto di Diletta Fosso prova proprio a questo:
aprire uno spazio di ascolto e confronto, portando l'attenzione non soltanto
sulle conseguenze della violenza, ma anche sui comportamenti e sulle
convinzioni che possono precederla. Perché educare al rispetto significa anche
imparare a riconoscere ciò che non dovrebbe mai essere scambiato per amore.
