Titta si racconta: «Scrivo canzoni per dare forma a ciò che sento e farlo diventare di tutti»
Ci sono canzoni che non cercano risposte
preconfezionate, ma preferiscono accendere una luce sulle domande essenziali
che troppo spesso dimentichiamo di porci. La musica di Titta nasce proprio su
questo terreno: uno spazio sincero in cui cadono le maschere e i linguaggi del
teatro, della scrittura e della formazione convergono nella forza nuda della
parola cantata.
Con il nuovo singolo “A metà strada”, la
cantautrice prende spunto da una vicenda reale e quotidiana — un incontro a
metà percorso con un'amica a Formia, tra Roma e Napoli — per trasformarla in
una profonda riflessione sulla cura dei legami adulti. L’amore, il bene e le relazioni
non si alimentano per inerzia: richiedono tempo, presenza, reciprocità e la
volontà concreta di continuare a camminare l'uno verso l'altro.
In questa conversazione per Il
Riflettore, Titta ci accompagna nel cuore della sua urgenza espressiva, spiegando
come una canzone diventi davvero viva solo quando smette di appartenere a chi
l'ha scritta per intrecciarsi con il vissuto di chi ascolta.
Ciao Titta, benvenuta! La tua musica è uno spazio
franco dove cadono le maschere: prima di tutto, per te cos’è la musica e quale
bisogno vitale colma?
Per me la musica è prima di tutto un linguaggio.
Forse quello che ho trovato più tardi nella vita, ma anche quello che mi ha
permesso di mettere insieme molte parti di me che fino a quel momento
sembravano viaggiare separate.
Ho sempre avuto bisogno di raccontare: l’ho fatto
attraverso il teatro, la scrittura, la formazione. Con la musica ho scoperto
però una possibilità diversa, perché una canzone riesce a contenere
contemporaneamente le parole, la voce, il corpo, il silenzio e persino quello
che non riesci a spiegare completamente.
Non so se direi che colma un vuoto. Forse fa
qualcosa che per me è ancora più importante: dà una forma a quello che sento.
Quando qualcosa dentro di me è confuso, scriverlo non significa necessariamente
capirlo o risolverlo, ma significa riuscire a guardarlo.
E poi succede la parte che continuo a trovare più
bella: una cosa nata da un’esperienza profondamente personale smette di
appartenere soltanto a me quando qualcuno la ascolta e ci riconosce dentro
qualcosa della propria storia.
Il tuo nuovo singolo si intitola “A metà strada”:
com’è nata l’ispirazione per questo brano e quale momento personale o artistico
rappresenta?
A Metà Strada nasce da una storia molto semplice e
molto concreta. Io vivo a Roma, mentre la mia amica Laura vive e lavora a
Napoli. Con due vite adulte, gli impegni e la distanza, incontrarsi significava
quasi sempre che una delle due dovesse raggiungere l’altra. Così un giorno ci
siamo chieste: ma dov’è, davvero, la metà strada?
Seguendo le fermate del regionale siamo arrivate a
Formia e ci siamo incontrate lì. Era un lunedì pomeriggio e, sedute al tavolino
di un bar, abbiamo iniziato a parlare proprio di quanto sia difficile
continuare a coltivare alcune relazioni quando si diventa adulti. La canzone è
nata lì.
Poi quella distanza geografica è diventata
inevitabilmente qualcos’altro. Mi sono resa conto che passiamo moltissimo tempo
a dire alle persone che le amiamo, ma forse ci chiediamo meno spesso quanto
siamo ancora disposti ad andare loro incontro.
Per me A Metà Strada rappresenta proprio questa
consapevolezza: volersi bene è un sentimento; continuare a scegliersi richiede
anche un movimento.
Nel brano emerge forte il valore del cammino e
dell’accettazione: qual è il messaggio più autentico che desideri arrivi dritto
a chi ti ascolta?
Più che lasciare un messaggio, mi piacerebbe
lasciare una domanda: nelle relazioni che per me contano, ci stiamo ancora
venendo incontro?
Credo molto nell’amore, in tutte le sue forme, ma
crescendo ho capito che l’amore da solo non sempre basta. Le relazioni hanno
bisogno anche di tempo, cura, presenza e reciprocità. E questo non significa
dividere tutto perfettamente a metà: ci saranno momenti in cui uno potrà
percorrere molta più strada dell’altro. L’importante è che non sia sempre la
stessa persona a camminare.
A volte una relazione non finisce perché abbiamo
smesso di volerci bene. Può finire semplicemente perché, lentamente, abbiamo
smesso di prendercene cura. E credo che A Metà Strada parli soprattutto della
scelta opposta: continuare a cercare quel luogo, fisico o emotivo, nel quale
possiamo ancora incontrarci.
Se dovessi idealmente dedicare “A metà strada” a
qualcuno — o a una parte specifica di te stessa —, a chi andrebbe questo
pensiero?
La prima dedica non potrebbe che essere a Laura,
perché senza la nostra amicizia e senza quel viaggio fino a Formia questa
canzone probabilmente non esisterebbe.
Ma poi la dedicherei a tutte le persone con cui,
nella mia vita, ho cercato una metà strada. A quelle che sono venute verso di
me quando ero io a non riuscire a fare tutto il percorso, a quelle che ho
raggiunto io, a quelle con cui continuiamo ancora oggi a cercare un equilibrio
e forse persino a quelle con cui, nonostante l’amore, quella metà strada non
siamo riusciti a trovarla.
Nel brano c’è una frase a cui sono particolarmente
legata: “A metà strada esiste, perché sai, l’amore è un posto.” Credo che la
dedica sia tutta lì. Quel posto non esiste già: lo costruiamo ogni volta che
due persone decidono davvero di venirsi incontro.
Grazie mille per il tempo e le parole, Titta: vuoi
fare un saluto o aggiungere un pensiero speciale per chiudere questa
chiacchierata sulle pagine de Il Riflettore?
Direi grazie a chi avrà voglia di ascoltare A Metà
Strada, ma soprattutto di portarsela via e farne qualcosa di proprio.
Le canzoni partono da chi le scrive, ma credo che
a un certo punto debbano avere la libertà di andarsene. Magari io ne scrivo una
pensando a un’amicizia nata tra Roma, Napoli e un tavolino a Formia, e qualcun
altro la ascolta pensando a un amore, a un genitore, a un fratello o a una
persona che non vede da anni. È proprio questo che desidero.
Non mi interessa dire a chi ascolta cosa dovrebbe
sentire. Mi interessa raccontare storie abbastanza vere da permettergli di
trovarci dentro anche un pezzetto della propria.
E se A Metà Strada riuscirà a fare questo anche
soltanto per qualcuno, allora avrà trovato una strada molto più lunga di quella
tra Roma e Napoli.
