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Celeste Caramanna: un viaggio romantico dentro l’essere umano

Belle sensazioni di “non-luogo” che per noi significa anche non avere radici, ovverosia anche non aderire ad etichette precise, cliché, schemi prestabiliti dentro cui farsi riconoscere e anche riconoscersi. Celeste Caramanna che da tempo ci ha abituati ad una scrittura senza appartenenze geografiche e senza temporalità (per quanto il suono inevitabilmente è figlio di questa modernità), approda al terzo ed ultimo capitolo della saga “Antropofagico”, titolo emblematico per raccontare in musica, suoni e parole la sua totale immersione dentro l’incontro con l’uomo, la vita e il suo modo di stare al mondo. Il pop internazionale che vira dal main stream italiano a colorazioni esotiche da copertina, non vuole avere una sola direzione nonostante dimostra di saper bene come seguire le regole della forma canzone “classica”… con tutte le opportune virgolette del caso. In rete il bellissimo video di “Tana libera tutti” che torna di attualità senza mezze misure, senza maschere e con quel gusto poetico di sapere come prendere le parole dal senso meno sfacciato del loro significato.

“tana libera tutti”. Che sia il momento più sociale di questo terzo capitolo di “Antropofagico”?
Si più sociale, più dentro questo contesto attuale... 

Perché l’idea di dividere in 3 questo progetto? Perché non un disco unico?
L’idea era che fosse un processo di costruzione “strada facendo”, con possibilità di cambiare, di ricostruire e di modificare dentro quel percorso, in quel momento...e così è stato. Un disco unico sarebbe stata una foto più statica di quel determinato momento, e io invece volevo ancora un po’ più di movimento... 

E dunque il finale sarà un vinile con inediti oltre a tutti questi brani?
Si il finale sarà un CD e un Vinile con degli inediti oltre a questi... 

Sai che mi viene in mente il color oro e le tonalità scure pensando a questo disco? Sarò condizionato anche dalla copertina o dal video… ma torna spesso alla mia mente. Cosa ne pensi?
Penso che sei sulla strada giusta, ma anche questo è successo così, senza programmarlo, incidentale... 

Parliamo di questa citazione di “Dogville”, inevitabile direi… le distanze oggi sono un imperativo. La musica cosa sta diventando?
“Le distanze” mi fanno paura, più di qualsiasi altra cosa. Provo freddo, provo meno umanità, provo meno affetto, provo assenza, provo dimenticanza, provo pericolo che le persone non riescano a stare insieme nuovamente... spero che la musica non abbia lo stesso destino. Spero che la musica prenda il ruolo di quello che lei ha sempre fatto ovvero riunire le persone, avvicinare le persone, far sì che le persone si tocchino. Avrà una missione fondamentale in questo “restart”.

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