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Covid: 55% del PIL italiano in zona arancione

Nelle nuove zone arancioni entra oltre la metà (55%) del Pil nazionale che viene prodotto nelle regioni che stanno per cambiare colore a causa della ripresa dei contagi Covid. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti del possibile cambiamento di colore delle regioni più produttive del Paese con Piemonte, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche e Lombardia. Con il passaggio in zone critica - sottolinea la Coldiretti - non scattano solo pesanti limitazioni agli spostamenti e allo shopping ma vengono colpite anche attività economiche con effetti sul piano produttivo e sulle opportunità occupazionali. In particolare – continua la Coldiretti viene colpita la food valley italiana dove si produce circa 1/3 del Made in Italy agroalimentare ma si concentrano la maggioranza di bar, ristoranti, trattorie, pizzerie e agriturismi che sono costretti a sospendere i servizi al tavolo e al bancone. Un costo elevato per il Paese con gli effetti della limitazione delle attività di ristorazione – continua la Coldiretti – si fanno sentire a cascata sull’intera filiera agroalimentare con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura ma anche su salumi e formaggi di alta qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. A rischio- conclude la Coldiretti -  c’è la prima ricchezza del Paese con un valore che supera i 538 miliardi, garantisce dai campi agli scaffali 3,6 milioni di posti di lavoro grazie all’attività, tra gli altri, di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio.

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